DA EXPO AID, DUE ESEMPI DI COME UN FOOD TRUCK POSSA DIVENTARE INCLUSIONE
Ci sono progetti che ricordano perché facciamo questo lavoro. Perché dietro un food truck non c'è sempre e solo un'attività commerciale: a volte ci sono persone, percorsi di autonomia, sogni che prendono forma e comunità che si aprono all'inclusione.
È stata proprio questa la sensazione che ci siamo portati a casa da Expo Aid, la fiera dedicata al mondo della disabilità e dell'inclusione sociale che si è tenuta dal 25 al 27 giugno. Tra le tante realtà presenti, abbiamo avuto l'occasione di ascoltare da vicino le storie di Rurabilandia e Casa da Sergio, due progetti diversi ma uniti dalla stessa idea di fondo: utilizzare il food truck non semplicemente come un mezzo di lavoro, ma come uno strumento capace di generare opportunità, creare relazioni e portare il proprio progetto sociale sempre più lontano.

RURABILANDIA: UN SOGNO CHE PORTA GLI ARROSTICINI IN TUTTA ITALIA
Rurabilandia è la prima fattoria sociale didattica d'Italia. Nata il 28 settembre 2008 ad Atri, in provincia di Teramo, è agriturismo, centro diurno, centro estivo, compagnia teatrale e scuola di calcio paralimpica, tutto insieme, da sempre, con un unico filo conduttore: "includere tutti e non fare fuori nessuno."
Il nome racconta già molto. Dentro la parola Rurabilandia, spiega Matteo, operatore della fattoria, "c'è nascosta un'altra parola: abilandia. Perché noi pensiamo che tutti al mondo siano abili a fare qualcosa." È da questa convinzione che nasce tutto, compreso il food truck.
L'idea arriva dall'esperienza: Rurabilandia porta da anni i propri arrosticini in giro per l'Italia. Il truck era il passo naturale, quel sogno che permettesse di farlo in modo strutturato, riconoscibile, autonomo. Grazie al supporto delle istituzioni e di chi ha contribuito al progetto, quel sogno è diventato realtà. E ora Matteo lo dice chiaramente: vogliono replicarlo, con un secondo mezzo, per ampliare il progetto e portarlo in ogni angolo del paese.
Del percorso con StreetFoody, quello che Matteo ricorda di più è la cura: la professionalità delle persone, l'attenzione al minimo dettaglio, la gentilezza. Ma soprattutto, dice, "un unico obiettivo che ci accomuna: regalare emozioni."

CASA DA SERGIO: OGNI CIURMA HA BISOGNO DI UN MEZZO
Casa da Sergio è una cooperativa di tipo B che lavora sull'inclusione a Marina Palmense, in provincia di Fermo. Matteo e Paolo, che la rappresentano, descrivono il loro gruppo con una metafora precisa: una ciurma. Otto persone, un progetto condiviso, e la necessità di un mezzo per navigare.
Dopo quattro anni di attività nella loro degusteria vicino al mare, hanno deciso di costruire qualcosa che permettesse alla ciurma di "farsi conoscere in giro per i mari” fiere, eventi, nuovi porti da raggiungere. Il food truck non è uno strumento commerciale slegato dal progetto: è la sua estensione naturale, il modo per portare l'identità di Casa da Sergio fuori dai confini del locale fisso.
Quello che ha reso possibile tutto questo, raccontano, è stato trovare qualcuno in grado di tradurre un'idea in qualcosa di concreto e funzionante, con la stessa attenzione ai dettagli che mettono loro nel loro lavoro quotidiano. "Hai fatto questo sogno realtà. Grazie, StreetFoody."
PERCHÉ QUESTO TEMA CI RIGUARDA
Ascoltare storie come quelle di Rurabilandia e Casa da Sergio è motivo di orgoglio. Perché ci ricorda che il valore di un food truck non si misura soltanto nei chilometri percorsi o negli eventi raggiunti, ma anche nell'impatto che può generare nella vita delle persone.
Quando il lavoro artigianale incontra progetti capaci di creare inclusione, autonomia e nuove opportunità, il mezzo diventa qualcosa di più: diventa un ponte verso il territorio, uno strumento per farsi conoscere e un modo concreto per costruire comunità.
A Expo Aid abbiamo visto tutto questo prendere forma. Ed è anche per questo che scegliamo di affiancare realtà come queste: perché sapere che ciò che costruiamo può contribuire a dare voce, visibilità e nuove possibilità a progetti di grande valore sociale è una delle soddisfazioni più grandi del nostro lavoro.
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